VALORIZZAZIONE DELLA NATURA E DELL'AMBIENTE

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Rifiuti

Firmato il decreto End of Waste per la carta

l ministro dell’ambiente Costa ha firmato il decreto End of Waste sulla carta, che dovrà adesso essere pubblicato in Gazzetta.

Si tratta di un passaggio importante sotto il profilo dell’uniformità e l’adeguamento alla norma tecnica UNI, la UNI EN 643, ossia la norma europea che definisce le qualità di carta e cartone da utilizzare come materia prima nei settori industriali e produttivi. Per la filiera cartaria, è un fattore fondamentale, perché da tempo attendeva i criteri per la cessazione della qualifica di rifiuto.

Infatti, è uno dei settori che in Italia trainano l’economia circolare avendo raggiunto un tasso di circolarità di circa il 60% (il 60% della produzione cartaria nazionale avviene a partire da fibre di riciclo). Nel comparto dell’imballaggio il tasso di riciclo ha superato l’80%, oltre l’obiettivo di riciclo previsto dalle nuove direttive al 2025 e in linea con quello dell’85% previsto al 2030.

Il nuovo regolamento End of Waste è dunque un tassello determinante per implementare, lungo tutto la filiera le attività di valorizzazione della carta e del cartone provenienti dalle raccolte differenziate.

Per approfondimenti, clicca qui

Fonte: COMIECO

La bolognese CEA crea l'asfalto 100% riciclato: l'era dei cantieri "a scarto zero"

Un anno e mezzo di lavoro per una miscela che con additivi chimici garantiti permette di reimpiegare il 100% dei materiali di scavo e di risulta dai cantieri, grazie a un macchinario delle dimensioni di un furgoncino.

di Ilaria Visentin

Nasce nei  laboratori Cea  sulle  montagne bolognesi e da  35  anni di esperienza sul  campo la  prima  soluzione all'insegna dell'economia  circolare per   cantieri edilizi  a “scarto zero”:  a firmare la miscela, certificata dall'ente tedesco Tüv, è la Cooperativa edile  Appenino, realtà di Monghidoro che  nel  decennio di débâcle del   settore  è  riuscita a   ritagliarsi una  nicchia di  rilievo  internazionale  nel segmento delle  dighe (oltre alla  costruzione e manutenzione di reti  locali per  le multiservizi e lʼinfrastrutturazione di sottocentrali energetiche) chiudendo il 2019 con  69 milioni di euro di ricavi, contro i 50 milioni  del  2018,  e 400  dipendenti in organico, età media sotto i 40 anni.

(Agf)

 

Utilitalia, ecco gli investimenti che servono a gestire i rifiuti italiani

Entro il 2025 necessari 7-8 miliardi di euro, per creare lavoro e rispettare le normative Ue sull’economia circolare. Ma per tradurli in fatti occorre semplificare e una Strategia nazionale

[15 Luglio 2020]

L’ultimo pacchetto normativo di direttive Ue sull’economia circolare, ancora in via di recepimento, impone entro il 2025 di avviare a riciclo il 55% dei rifiuti urbani (oggi in Italia siamo al 49%) che salirà al 65% nel 2035, quando in discarica non potrà andare più del 30% dei rifiuti urbani prodotti (siamo al 22%); nel mezzo c’è il recupero energetico nelle sue varie forme, dalla termovalorizzazione al biogas. Il problema è che il sistema di gestione rifiuti italiano è costantemente sull’orlo del collasso causa una cronica mancanza di impianti.

Per dare un’idea della sfida cui abbiamo di fronte, solo per rispettare gli obiettivi Ue sui rifiuti urbani Utilitalia calcola un fabbisogno impiantistico al 2025 – in primis per il trattamento della frazione organico e termovalorizzatori – che oscilla tra 7,2 e 8,1 milioni di tonnellate di rifiuti.

Plastica, bottiglie e vaschette in Pet riciclato al 100%? Un disegno di legge ci prova

Altro che economia circolare: un decreto risalente a 10 anni fa impone che le bottiglie e vaschette per alimenti siano almeno per il 50% in materiale vergine.

È ora di cambiare

Economia circolare e “plastic free” sono tra gli slogan più in voga nell’ambientalismo delle buone intenzioni, ma troppo spesso si accompagnano a iniziative fuorvianti: si condanna in toto un materiale in molti casi utile come la plastica, anziché il relativo sovraconsumo o la scorretta gestione del rifiuto, mentre a parlare di economia circolare scrosciano gli applausi mentre le iniziative virtuose vengono sovente stoppate sul nascere da normative ottuse e contraddittorie. Un esempio su tutti: il decreto ministeriale 18 maggio 2010, n. 113, stabili­sce che le bottiglie e vaschette per alimenti in polietilentereftalato – una plastica pregiata, il Pet – debbano contenere almeno il 50% di materiale vergine.

Chi pensa che la disposizione nasca da esigenze di natura squisitamente sanitaria, sbaglia. Infatti il medesimo decreto stabilisce anche che il limite non si applica alle bottiglie in plastica riciclata realizzate in altri Paesi dell’Unione europea: di fatto, dunque, si tratta soltanto di un freno all’impiego di plastica riciclata e alla relativa filiera industriale italiana. Una stortura che un disegno di legge appena avviato in commissione Ambiente al Senato in sede deliberante cerca di correggere.

Creato un nuovo enzima in grado di digerire la plastica e permettere il riciclo delle bottiglie

Carbios ha annunciato lo sviluppo di un enzima batterico che contribuirà a ridurre l’inquinamento da plastica e favorirà l’economia circolare. 

Ogni anno in tutto il mondo vengono prodotti circa 360 milioni di tonnellate di materie plastiche, di cui un’enorme quantità, stimata tra i 150-200 milioni di tonnellate, si accumula in discarica o nell’ambiente naturale, per poi finire negli oceani a uccidere una grande varietà di specie marine. La plastica più comune è il polietilene tereftalato, noto come PET, resina plastica utilizzata per realizzare bottiglie e flaconi e che impiega diverse centinaia di anni a degradarsi.

Dal riciclo di questo materiale altamente resistente, che comporta una perdita di proprietà meccaniche, si ottengono solitamente fibre di scarsa qualità utilizzate per abbigliamento e tappeti, ma inadatte a tornare ad essere nuovamente bottiglie, ostacolando l’effettivo riciclo del PETCarbios, azienda impegnata nello sviluppo di nuove soluzioni bio-industriali finalizzate a reinventare il ciclo di vita della plastica e dei polimeri tessili, ha però annunciato la scoperta di un nuovo enzima, in grado di digerire la plastica e consentire di ricavarne nuovamente PET di qualità elevata.

Un lavoratore cinese scarica le bottiglie di plastica da riciclare

Il PET è la plastica più abbondante al mondo, con quasi 70 milioni di tonnellate prodotte ogni anno in tutto il mondo. Si stima che attualmente nel mondo si vendano un milione di bottiglie di plastica al minuto, e solo il 14% di esse è correttamente riciclato © Kevin Frayer/Getty Images

End of waste, pubblicate le linee guida SNPA | Documento integrale

Immagine: End of waste, pubblicate le linee guida SNPA | Documento integrale

Sulla base della normativa, spetta al Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente il compito di effettuare i controlli su quegli impianti per il recupero dei rifiuti che hanno ricevuto l’autorizzazione dalle regioni. Per ottemperare a questo mandato ed operare le verifiche sugli impianti, SNPA ha stilato le Linee Guida SNPA n. 23/2020

Da rifiuto a non-rifiuto. E’ questo il significato del termine end of waste – in italiano ‘cessazione della qualifica di rifiuto’ – con cui si indica il processo di recupero che porta i rifiuti a diventare prodotti nuovamente utilizzabili. Lo scorso novembre sono state approvate nuove norme relative all’end of waste all’interno delle legge 128/2019 (recante disposizioni urgenti per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali) e, sulla base della normativa, spetta al Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente il compito di effettuare i controlli su quegli impianti per il recupero dei rifiuti che hanno ricevuto l’autorizzazione dalle regioni.

Obiettivo? Zero rifiuti

Intervista a Rossano Ercolini, presidente di Zero Waste Europe, sulla strategia rifiuti zero per raggiungere il 100% di raccolte differenziate

Come ridurne la produzione dei rifiuti e raggiungere il 100 per cento di raccolta differenziata riutilizzando tutti i materiali nell’ottica dell’economia circolare? Come ci spiega il presidente dell’associazione Zero Waste Europe Rossano Ercolini nel suo ultimo libro, Rifiuti Zero. Dieci passi per la rivoluzione ecologica dal Premio Nobel per l'ambiente (Edizioni Baldini Castoldi, 2018), per aumentare le percentuali di raccolta differenziata occorre puntare sempre di più sulla raccolta porta a porta, che consente anche di ottenere una produzione di rifiuti meglio selezionata, e su una tariffazione puntuale, in cui si premiano i comportamenti dei cittadini che si impegnano a riciclare sempre di più riducendo i quantitativi di rifiuti destinati ai cassonetti della raccolta indifferenziata.

Rifiuti, con lo steam cracking il riciclo della plastica non ha più limiti

riciclo della plastica
Foto di Jasmin Sessler da Pixabay

Resistenza all’usura e basso costo di produzione sono i fattori che negli ultimi sessant’anni hanno reso le materie plastiche vincenti su tutti i “vecchi” materiali: canapa, carta, legno, vetro, ferro… Colorate, leggere versatili hanno conquistato le nostre vite, diventando emblema della modernità. Ma ora che ne siamo sommersi anche in forma di “rifiuti” proprio queste due caratteristiche fanno risultare la plastica più problematica e insidiosa. La resistenza di questi polimeri ne facilita l’accumulo negli ecosistemi e il basto costo di produzione rende più economico produrre nuove materie plastiche da petrolio e gas fossili piuttosto che dal riciclo della plastica usata. Anche perché, quella così ottenuta è di volta in volta di qualità più scadente. Finora. Un gruppo di ricerca svedese, infatti, ha trovato un modo per riciclare la plastica all’infinito: lo steam crackingUn processo di recupero chimico che, spiegano i ricercatori sulle pagine di Sustainable Materials and Technologies, permette di trasformare qualsiasi rifiuto di plastica in plastica nuova di alta qualità.

Molle di carbonio per smaltire le microplastiche

le mciroplastiche
(Foto via Pixabay)

Le microplastiche minacciano gli ecosistemi e la salute umana e la loro presenza, praticamente dappertutto, non fa che peggiorare la situazione. Si stima che mangiando e bevendo arrivamo ad assumere fino a 5 grammi di plastica a settimana. Le dimensioni delle microplastiche – termine generalmente utilizzato per frammenti di diametro inferiore a 5 mm – complica non poco i tentativi di rimozione bonifica. Oggi, sulla pagine di Matter, un team di ricercatori presenta un possibile contributo al problema. L’idea dell’équipe di Shaobin Wang della University of Adelaide è quella di utilizzare delle molle magnetiche a base di carbonio per bonificare le acque dalle microplastiche, senza danneggiare i microrganismi, anzi producendo sostanze che possono essere utilizzate come nutrienti dalla alghe. Come?

Rifiuti, ecco che fine fanno gli imballaggi in plastica immessi al consumo in Italia

I dati Corepla presentati nel Rapporto di sostenibilità

Nonostante le iniziative “plastic free” nel 2018 ne abbiamo consumate 2.292.000 tonnellate, più dell’anno precedente: il 44,5% a stato avviato a riciclo, il 43% a recupero energetico e il 12,5% in discarica

Luca Aterini

Fonte: Greenreport

Lo sdegno verso la plastica si presenta oggi come uno dei principali trending topic nella coscienza ambientalista nazional-popolare, ma i numeri ci informano che in realtà ne consumiamo più di prima (almeno sotto forma di imballaggi). L’assemblea ordinaria di Corepla – il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclaggio e il recupero degli Imballaggi in plastica – ha approvato il bilancio dell’esercizio 2018 e la nuova edizione del Rapporto di sostenibilità, che fotografa i principali trend del settore: il primo, che condiziona tutti gli altri, è che nell’ultimo anno in Italia sono state immesse al consumo 2.292.000 tonnellate di imballaggi in plastica, in crescita rispetto alle 2.271.000 del 2017 e di quelle di almeno sei anni a questa parte.

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