VALORIZZAZIONE DELLA NATURA E DELL'AMBIENTE

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Rifiuti

I moderni inceneritori non comportano «un rischio reale e sostanziale» per la salute

Brandolini: «Soprattutto al Centro e al Sud si registra una carenza impiantistica»

I moderni inceneritori non comportano «un rischio reale e sostanziale» per la salute

I Politecnici di Milano e di Torino e le Università di Trento e di Roma 3 Tor Vergata hanno elaborato per Utilitalia il “Libro bianco sull’incenerimento di rifiuti urbani” 

 
 

Il neo ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, professa che il lavoro del “suo” dicastero sarà impostato all’insegna della mitezza ma contro ogni posizione ideologica: sarà interessate capire al proposito come si posizionerà sugli inceneritori, che da sempre in Italia – mentre nell’Europa del nord sono un impianto industriale come un altro, utile o meno a seconda del contesto –  rappresentano uno spartiacque tra tifosi (contrari o a favore che siano).

Per andare oltre il clima da stadio e provare a fare chiarezza, Utilitalia – la Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche – ha commissionato intanto uno studio nel merito ai ricercatori di quattro Atenei italiani: i Politecnici di Milano e di Torino e le Università di Trento e di Roma 3 Tor Vergata. Il risultato è il Libro bianco sull’incenerimento di rifiuti urbanipresentato oggi. (26.02.2021)

Economia circolare: ENEA brevetta innovativa compostiera domestica per gestire i rifiuti organici

ENEA ha brevettato un’innovativa compostiera per trasformare i rifiuti organici domestici in compost con elevate qualità agronomiche e nel rispetto dell’ambiente.

Il dispositivo consente di risparmiare sia sull’energia consumata per attivare il processo aerobico che sulla tariffa per lo smaltimento dei rifiuti.

“La compostiera sfrutta un sistema di produzione di energia elettrica con pannello fotovoltaico integrato nella struttura che alimenta il sistema di aerazione, con una piccola resistenza elettrica per il pre-riscaldamento del materiale in ingresso. Grazie al controllo della temperatura è anche possibile velocizzare il processo nei periodi freddi”, spiega Daniele Fiorino del Dipartimento Sostenibilità dei Sistemi Produttivi e Territoriali dell’ENEA.

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Regolamento End Of Waste sulla Carta

10.02.2021

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 33 del 9 febbraio 2021 è stato pubblicato il “Regolamento recante disciplina della cessazione della qualifica di rifiuto da carta e cartone, ai sensi dell’art. 184 ter, comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152”.

Il decreto, firmato dal Ministro dell’Ambiente lo scorso mese di settembre, entrerà in vigore dal 24 febbraio 2021. Il regolamento prevede 7 articoli che definiscono gli ambiti di applicazione, i criteri ai fini della cessazione della qualifica di rifiuto e gli scopi specifici di utilizzabilità; sono altresì previsti 3 allegati. Il primo allegato si divide in tre punti riguardanti rispettivamente:

(continua a leggere)

Rifiuti, ecco che fine fanno gli imballaggi dopo la raccolta differenziata

CONAI presenta il suo Green economy report con la Fondazione per lo sviluppo sostenibile

Nel 2019 il 70% è stato avviato a riciclo, il 10,8% a recupero energetico e il 19,2% in discarica. Ma la pandemia ha messo a nudo le debolezze del sistema

di  Luca Aterini

L’immesso al consumo di imballaggi in Italia è a quota di 13,6 milioni di tonnellate/anno, che una volta consumati si trasformano nel 28% dei rifiuti urbani o – per allargare il campo d’osservazione – nell’8% di tutti i rifiuti che produciamo: una frazione dunque assolutamente minoritaria, ma altamente visibile in quanto rappresenta il cuore (insieme all’orgnico) della raccolta differenziata che esce dalle nostre case e il cui governo spetta alla mano pubblica. Al cuore di questo meccanismo c’è il Conai, il Consorzio nazionale imballaggi, che ieri ha presentato il suo Green economy report insieme alla Fondazione per lo sviluppo sostenibile.

Che fine fanno questi rifiuti, una volta suddivisi in tanti sacchetti? Nel 2019 i tassi di recupero e di smaltimento nazionali rispetto all’immesso al consumo si trovano rispettivamente al loro massimo (80,8%, suddiviso in un 70% di avvio a riciclo e 10,8% di recupero energetico) e minimo (19,2%) storico. Il tutto con grandi benefici ambientali.

Il turismo dei rifiuti urbani ci costa 31mila ton di CO2 e 75 mln di euro in più di Tari

Utilitalia, per rispettare i target Ue servono oltre 30 tra biodigestori e inceneritori

Brandolini: «Gli sforzi degli italiani nella raccolta differenziata devono essere premiati da un sistema che sia in grado di valorizzare al meglio i rifiuti»

di  Luca Aterini

Per trasportare le 2,7 milioni di tonnellate di rifiuti urbani trattati in regioni diverse da quelle di produzione, nel 2018 sono stati necessari 107 mila viaggi di camion, pari a 49 milioni di chilometri percorsi: ciò ha comportato l’emissione aggiuntiva di 31.000 tonnellate di CO2 e 75 milioni di euro in più sulla Tari (il 90% dei quali a carico delle regioni del centro-sud). E insieme ai danni, ambientali ed economici, non è mancata la beffa: solo nel 2018 l’Italia, oltretutto, ha pagato ben 70 milioni di euro in multe Ue per le inadempienze che sono state contestate sulla gestione dei rifiuti.

È questa la paradossale fotografia sulla gestione della spazzatura prodotta nelle nostre case che ha scattato Utilitalia – la federazione nazionale delle imprese idriche, ambientali ed energetiche – nel suo nuovo report Rifiuti urbani, fabbisogni impiantistici attuali e al 2035. Il problema, in realtà, è noto da tempo: anche l’ultima rilevazione Ispra testimonia che «vi sono regioni in cui il quadro impiantistico è molto carente o del tutto inadeguato», con il risultato che buona parte dei rifiuti urbani che produciamo (in totale 30,2 mln di ton nel 2018) debba percorrere centinaia di km prima di trovare un impianto dove essere gestito in sicurezza: secondo le stime Utilitalia, il turismo dei rifiuti urbani riguarda 2,7 mln di ton all’anno, con un flusso che viaggia principalmente dal centro-sud verso gli impianti del nord.

Rifiuti, Cittadinanzattiva conferma: se non hai gli impianti la Tari è più cara (e di tanto)

Gestire i rifiuti è meno caro al Nord (in media 258 euro), segue il Centro (304 euro), infine il costoso Sud (349 euro)

Sebbene il costo medio della Tari in Italia sia pari a 300€ per una famiglia di tre persone che abita in una casa di 100 mq, le diseguaglianze a livello nazionale sono notevolissime. Un esempio valga su tutti: tra il Trentino Alto Adige e la Campania ci corrono oltre 200 euro di differenza. Con il primo fermo a 193 euro l’anno, peraltro con un leggero dell’1.4%, e la seconda a quota 419. I dati sono forniti dall’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva, ma oltre ai numeri sarebbe importante capirne la ratio.

Iniziamo dai dati: in un panorama nazionale in cui la tariffa resta invariata, a livello territoriale  – snocciola Cittadinanzattiva – si registra un incremento in dieci regioni: Molise (+4,3%), Calabria (+3,4%), Umbria (+2,8%), Liguria (+2%), Lazio (+1,9%), Marche (+1,7%), FVG (+1,6%), Trentino Alto Adige (+1,4%), Toscana (+0,8%), Piemonte (+0,7%); tariffe in diminuzione in sei: Abruzzo (-2,8%), Veneto (-2,2%), Sardegna (-1,5%), Sicilia (-1,4%), Puglia (-0,8%) e Campania (-0,4%). La spesa resta invariata in quattro regioni: Basilicata, Emilia Romagna, Lombardia e Valle d’Aosta. Catania – prosegue lo studio – è il capoluogo di provincia più costoso (504€ stabile sul 2019), Potenza il più economico (121€). Rispetto ai 112 capoluoghi di provincia esaminati, sono state riscontrate variazioni in aumento (rispetto al 2019) in 30 capoluoghi, situazioni di stabilità in 27 e variazioni in diminuzione in 11. A Crotone l’incremento più elevato (+14,1%), a Venezia la diminuzione più consistente (-16,2%).

Firmato il decreto End of Waste per la carta

l ministro dell’ambiente Costa ha firmato il decreto End of Waste sulla carta, che dovrà adesso essere pubblicato in Gazzetta.

Si tratta di un passaggio importante sotto il profilo dell’uniformità e l’adeguamento alla norma tecnica UNI, la UNI EN 643, ossia la norma europea che definisce le qualità di carta e cartone da utilizzare come materia prima nei settori industriali e produttivi. Per la filiera cartaria, è un fattore fondamentale, perché da tempo attendeva i criteri per la cessazione della qualifica di rifiuto.

Infatti, è uno dei settori che in Italia trainano l’economia circolare avendo raggiunto un tasso di circolarità di circa il 60% (il 60% della produzione cartaria nazionale avviene a partire da fibre di riciclo). Nel comparto dell’imballaggio il tasso di riciclo ha superato l’80%, oltre l’obiettivo di riciclo previsto dalle nuove direttive al 2025 e in linea con quello dell’85% previsto al 2030.

Il nuovo regolamento End of Waste è dunque un tassello determinante per implementare, lungo tutto la filiera le attività di valorizzazione della carta e del cartone provenienti dalle raccolte differenziate.

Per approfondimenti, clicca qui

Fonte: COMIECO

La bolognese CEA crea l'asfalto 100% riciclato: l'era dei cantieri "a scarto zero"

Un anno e mezzo di lavoro per una miscela che con additivi chimici garantiti permette di reimpiegare il 100% dei materiali di scavo e di risulta dai cantieri, grazie a un macchinario delle dimensioni di un furgoncino.

di Ilaria Visentin

Nasce nei  laboratori Cea  sulle  montagne bolognesi e da  35  anni di esperienza sul  campo la  prima  soluzione all'insegna dell'economia  circolare per   cantieri edilizi  a “scarto zero”:  a firmare la miscela, certificata dall'ente tedesco Tüv, è la Cooperativa edile  Appenino, realtà di Monghidoro che  nel  decennio di débâcle del   settore  è  riuscita a   ritagliarsi una  nicchia di  rilievo  internazionale  nel segmento delle  dighe (oltre alla  costruzione e manutenzione di reti  locali per  le multiservizi e lʼinfrastrutturazione di sottocentrali energetiche) chiudendo il 2019 con  69 milioni di euro di ricavi, contro i 50 milioni  del  2018,  e 400  dipendenti in organico, età media sotto i 40 anni.

(Agf)

 

Utilitalia, ecco gli investimenti che servono a gestire i rifiuti italiani

Entro il 2025 necessari 7-8 miliardi di euro, per creare lavoro e rispettare le normative Ue sull’economia circolare. Ma per tradurli in fatti occorre semplificare e una Strategia nazionale

[15 Luglio 2020]

L’ultimo pacchetto normativo di direttive Ue sull’economia circolare, ancora in via di recepimento, impone entro il 2025 di avviare a riciclo il 55% dei rifiuti urbani (oggi in Italia siamo al 49%) che salirà al 65% nel 2035, quando in discarica non potrà andare più del 30% dei rifiuti urbani prodotti (siamo al 22%); nel mezzo c’è il recupero energetico nelle sue varie forme, dalla termovalorizzazione al biogas. Il problema è che il sistema di gestione rifiuti italiano è costantemente sull’orlo del collasso causa una cronica mancanza di impianti.

Per dare un’idea della sfida cui abbiamo di fronte, solo per rispettare gli obiettivi Ue sui rifiuti urbani Utilitalia calcola un fabbisogno impiantistico al 2025 – in primis per il trattamento della frazione organico e termovalorizzatori – che oscilla tra 7,2 e 8,1 milioni di tonnellate di rifiuti.

Plastica, bottiglie e vaschette in Pet riciclato al 100%? Un disegno di legge ci prova

Altro che economia circolare: un decreto risalente a 10 anni fa impone che le bottiglie e vaschette per alimenti siano almeno per il 50% in materiale vergine.

È ora di cambiare

Economia circolare e “plastic free” sono tra gli slogan più in voga nell’ambientalismo delle buone intenzioni, ma troppo spesso si accompagnano a iniziative fuorvianti: si condanna in toto un materiale in molti casi utile come la plastica, anziché il relativo sovraconsumo o la scorretta gestione del rifiuto, mentre a parlare di economia circolare scrosciano gli applausi mentre le iniziative virtuose vengono sovente stoppate sul nascere da normative ottuse e contraddittorie. Un esempio su tutti: il decreto ministeriale 18 maggio 2010, n. 113, stabili­sce che le bottiglie e vaschette per alimenti in polietilentereftalato – una plastica pregiata, il Pet – debbano contenere almeno il 50% di materiale vergine.

Chi pensa che la disposizione nasca da esigenze di natura squisitamente sanitaria, sbaglia. Infatti il medesimo decreto stabilisce anche che il limite non si applica alle bottiglie in plastica riciclata realizzate in altri Paesi dell’Unione europea: di fatto, dunque, si tratta soltanto di un freno all’impiego di plastica riciclata e alla relativa filiera industriale italiana. Una stortura che un disegno di legge appena avviato in commissione Ambiente al Senato in sede deliberante cerca di correggere.

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