Gruppo di lettura ISEA Onlus

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Il gruppo di lettura è un insieme di lettori che decidono di condividere, parlandone, la loro lettura di uno stesso libro, fatta ciascuno per proprio conto.

Ciascuno legge da solo, per i fatti propri, il libro scelto come libro da condividere. Successivamente, in un incontro a una data stabilita, si discute di quel libro.

Un gruppo di lettura fa allora quella che viene definita “lettura condivisa”; da non confondere con la lettura di gruppo, che invece prevede che l’atto della lettura sia fatto insieme a tutti gli altri.

Parlare ad altre persone di un libro che si è letto può essere difficile e faticoso.

Discutere di un libro, in modo pertinente e profondo, significa molto spesso aprire una finestra sulle proprie idee e i propri sentimenti, le proprie emozioni più intime.

Un gruppo di lettura si regge su un equilibrio precario.

Da una parte la naturale indipendenza del lettore nella personalizzazione della lettura, nella interpretazione, nel tempo da dedicare, e in tutto ciò che fa di ogni lettore.

Dall’altra la forza considerevole, cognitiva ed emotiva, della condivisione con altri dell’esperienza unica e irripetibile di quanto e come si è letto quel libro.

È una pratica che richiede lo sforzo di trasmettere un’esperienza intensa e importante. Una esperienza simile a quella del dono: gratuità di pensieri ed emozioni generati dalla lettura. La convinzione di fondo che le storie che si sono scoperte dentro i libri  potessero continuare a esistere solo se condivise, rimesse in circolo, con l’aggiunta delle ideali note a margine volute dagli altri lettori. 

Il gruppo di lettura deve avere confini permeabili, in entrata, uscita, rientro, ri-uscita e così via. Un gruppo di lettura che rende difficile il transito è destinato a diventare un ciarliero salotto; e in esso la conservazione del salotto stesso sarà più importante della qualità, del coraggio e della varietà della discussione. Un gruppo che non favorisce il transito in entrata e uscita, rischia di irrigidirsi, faticherà a rinnovarsi e soffrirà molto l’instabilità generata da ogni abbandono. 

Il gruppo di lettura ha bisogno di una casaovvero  di un luogo.

Luogo ideale è una biblioteca, capace di favorire il “transito”.

Vanno bene anche i locali di un circolo culturale aperto e persino quelli di un bar. 

La discussione di ciascun libro in un gruppo di lettura funziona meglio se guidata da un moderatore. È importante che il moderatore cambi per ogni libro discusso per evitare l’omologazione a un solo tipo di discussione o interpretazione.
Ideale è affidare di volta in volta il ruolo alla persona che più ha a cuore il libro scelto.

Scegliere il libro nel modo giusto è un passaggio molto importante: è necessario evitare scelte mediocri o superficiali fatte per non scontentare nessuno.
Libri scelti dopo discussioni intense sono indicatori significativi della salute del gruppo di lettura. Libri scelti quasi senza pensarci dovrebbero essere un segnale d’allarme sulla salute del gruppo.

Il gruppo di lettura si autoregola. Trova equilibri che si ridefiniscono ogni volta, anche dipendenti dal moderatore, dal numero di partecipanti alla discussione, dal libro discusso. Un gruppo autoregolato riesce anche ad ammortizzare il potenziale di rovina generato da elementi di disturbo, per esempio il narcisismo di qualche partecipante.
Ovviamente il tutto in un quadro di civiltà e rispetto che viene dato per accettato e rispettato da tutti.

Non si può impedire a un lettore di provare a fare il “critico”, ma un “vorrei essere un critico” tende ad appesantire la discussione e a creare malintesi e diffidenze.

La discussione funziona meglio se i lettori/partecipanti esprimono al massimo l’esperienza soggettiva di lettura di quel libro, senza le pretese di oggettività nel giudizio estetico che segnano ogni lettore che “vorrebbe essere un critico”.

Nel gruppo di lettura è preferibile che le differenti personalità dei componenti si esprimano liberamente, anche a costo di appesantire la discussione. Una discussione articolata è senz’altro preferibile ad una discussione generica che sarebbe la tomba del gruppo di lettura.

Partecipare ad un gruppo di lettura:

Stimola la lettura. Quando si entra a far parte di un gruppo di lettura si decide di rispettare le regole vigenti. Ad esempio se il libro da leggere viene proposto a turno da ciascuno dei partecipanti e uno degli autori proposti non tra i propri beniamini, si deve leggerlo lo stesso. Si tratta di attività che stimola la lettura di storie apparentemente non interessanti.

Favorisce la socializzazione. Il gruppo di lettura è un ottimo metodo per socializzare e rompere la timidezza. Far parte di un gruppo di lettura è come essere parte di una famiglia letteraria.

Permette di leggere un libro con gli occhi degli altri. Quando ci si confronta dopo aver letto un libro, si hanno opinioni diverse. I componenti del gruppo possono sottolineare aspetti che non sono stati notati, dare differenti interpretazioni dei comportamenti dei personaggi, avere opinioni o pareri non affini ai propri.

Che cosa vuol dire leggere nell’esperienza dei Gruppi di Lettura


L’industrializzazione del libro ha permesso a milioni di persone di poter leggere a basso costo un libro a casa propria. 

La lettura è diventata un bene per molti, ma si è trasformata anche in una esperienza solitaria. 

I Gruppi di lettura rappresentano un nuovo fenomeno che rimette al centro la lettura come dialogo e come condivisione. 

Leggere insieme vuol dire scambiarsi opinioni, idee e imparare ad ascoltare altre voci senza urla e prevaricazioni. Un’esperienza che sta alla base della vita democratica in tutti i suoi aspetti, da quelli politici a quelli sociali.


Leggere è uno dei grandi piaceri della vita, e il bello è che fa anche bene. Per fare solo qualche esempio, migliora la capacità di concentrarsi, arricchisce il vocabolario, rafforza l’empatia e fa vivere una serie di esperienze sempre nuove, attraverso i personaggi più diversi. Non importa che preferiate i saggi, le biografie, i mistery, i romanzi d’amore, la fantascienza o l’avventura, perdersi in un buon libro è semplicissimo. 

Per quanto amiate leggere, però, non è sempre facile trovare il tempo materiale per farlo. Il lavoro vi stressa, gli impegni sono tanti. Quando arrivate alla sera siete così esausti che prendere in mano un libro sembra una sfida impossibile. Ma non disperate, è possibile incastrare tutto in una giornata di sole 24 ore.

Leggere è pericoloso. Conosciamo persone la cui vita è stata sconvolta dalla lettura di un libro. È il caso degli scrittori, certo, e anche molti studiosi e docenti di lettere, che a un certo punto della loro esistenza hanno incontrato un libro – probabilmente un romanzo, o un saggio, una raccolta di poesie – che ha orientato la loro vita, indirizzandola verso un obiettivo, un metodo, un lavoro. Ed è il caso di coloro che, come Don Chisciotte o Madame Bovary, vivono e modellano i propri desideri, le ambizioni, i comportamenti su schemi di storia assimilati attraverso la lettura delle opere più o meno grandi o memorabili della letteratura. 

Che sia il rischio, allora, il vero piacere della lettura? Il gusto di essere urtati, spostati, deviati? 

Il rapporto che si crea tra chi condivide una storia attraverso una narrazione è stato paragonato al particolare legame di reciprocità che si crea grazie alla pratica del dono. 

Esistono due tipi fondamentali di scambio capaci di costruire quel tipo di collaborazione sociale che definiamo reciprocità: il contratto e il dono. 

Il contratto si basa sullo scambio di equivalenti – ad esempio, tu mi dai una oggetto, io ti do dieci euro –, mentre il dono si fonda su uno scambio in cui il donatore dà senza aspettarsi nulla in cambio, cioè senza una garanzia o un contratto, e tuttavia lasciando comunque all’altro la possibilità di ricambiare. 

Con il contratto si stabilisce in partenza una reciprocità simmetrica. Si tratta di un rapporto che genera sicurezza, non cambia l’identità dei due soggetti, i quali sanno perfettamente cosa danno e cosa ricevono in cambio. Il passaggio di beni o di servizi avviene senza modificare la qualità delle persone. 

Il dono, invece, è all’origine di un rapporto che genera squilibrio, poiché non dà nessuna certezza al donatore di ricevere qualcosa in cambio. Proprio tale assenza di garanzie, presupponendo grande fiducia nell’altro, genera legami di fiducia. Il dono che genera reciprocità è interessato a creare relazioni con gli altri. 

Per quanto possa sembrare lontana da un’idea di letteratura basata sulla conservazione e la trasmissione delle opere del passato, la lettura dei testi narrativi si fonda comunque sull’interesse per la relazione con un ipotetico interlocutore. Non è sufficiente l’interesse per la storia, la fiducia cieca nella qualità del racconto che mi stai per proporre. Il punto di partenza – e la conditio sine qua non della narrazione, anche di quella mediata dalla scrittura – rimane la relazione. Se io rifiuto di entrare in relazione con te, allora non mi interesserà nessuna storia che hai da propormi. 

La creazione di una comunità narrativa può essere dunque un obiettivo – uno dei più alti – da raggiungere attraverso la pratica comunque inevitabile della lettura di testi narrativi, ma anche della loro lettura silenziosa o ad alta voce, dei lavori individuali di gruppo sul testo e a partire dal testo, degli esercizi di scrittura creativa, e di tutte quelle attività che trovano una loro ragione e un loro stimolo nell’utilizzo consapevole della letteratura. 

 

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