Prevenzione Zanzare

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Prevenzione Zanzare

Con l’arrivo della bella stagione si ripresenta il problema delle zanzare, che a oggi interessa ormai tutto il territorio cittadino con un elevato grado d’infestazione.

Le zanzare sono insetti presenti in tutto il mondo che appartengono alla famiglia dei Culicidi, ordine dei Ditteri. Si distinguono dagli altri ditteri per la presenza di una lunga proboscide tenuta distesa in avanti. Le zanzare femmine si nutrono del nostro sangue attraverso apparato boccale  iniettandoci la loro saliva che causa poi ponfi e reazioni pruriginose. In Italia si stima che attualmente siano presenti circa sessanta specie, di cui le più fastidiose sono: la cittadina Culex pipiens (zanzara comune), le specie palustri come Aedes rusticus e Aedes caspius, che non disdegnano anche i centri urbani e l'Aedes albopictus, ossia la zanzara tigre.

 

Zanzara comune

 

La zanzara comune (Culex pipiens) è di colore nocciola, le sue dimensioni sono leggermente più grandi di quelle della zanzara tigre e nella forma adulta presenta due ali e sei zampe. Depone le uova a grappoli in raccolte d'acqua di una certa estensione, come fossi, laghi, lagune, ecc. Punge prevalentemente di notte ed emette un sibilo durante il volo che è ben udibile. Inoltre, riesce a sopravvivere al gelo restandosene per tutto l'inverno in luoghi riparati, come cantine e soffitte. 

Zanzara tigre

 

La zanzara tigre (l'Aedes albopictus), che deve il suo nome all'aspetto a strisce, è facilmente riconoscibile per il corpo nero con una striscia bianca longitudinale e numerose bande bianche ad anello lungo le zampe. Originariamente era diffusa in tutta l'Asia, ma poiché dotata di una straordinaria capacità di adattamento ad ambienti completamente diversi da quelli originari si è diffusa facilmente, arrivando a costituire un serio motivo di preoccupazione sanitaria e ambientale. La prima segnalazione in Italia risale al 1990 a Genova, dove le prime colonie si formarono attraverso l'importazione di pneumatici usati, all'interno dei quali vi erano deposte delle uova.

Ciclo di vita

 

Con variazioni legate al clima, questa zanzara vive tra maggio e ottobre. All'inizio dell'autunno la femmina depone le uova, dette “di resistenza” in ambienti asciutti e poco luminosi ed in grado di superare gli inverni rigidi. Il ciclo riprende quando si allungano le ore di luce, la temperatura si aggira sui dieci gradi e questi ambienti si riempiono di acqua, spesso anche semplicemente grazie a fenomeni di condensa.

Dalle uova escono le larve: a temperature medie di venticinque °C e in acqua stagnante, profonda anche solo pochi centimetri, le larve completano il loro sviluppo dando origine alle pupe, dai quali, dopo un periodo complessivo di circa tre settimane, hanno origine gli esemplari adulti. Le prime tre fasi di vita della zanzara (uova, larva e pupa) avvengono in ambiente acquatico; la quarta fase, quella della maturità sessuale, si svolge invece nell'aria.

Dopo l'uscita dall'acqua, l'insetto adulto è già pronto per pungere e si accoppia entro 48-72 ore. Esaurita la propria funzione riproduttiva, il maschio sopravvivrà solo pochi giorni. La vita media di una zanzara tigre è di circa 3-4 settimane e si svolge in un raggio di poche centinaia di metri dal focolaio di nascita, cioè in modo non continuo e omogeneo. L'adulto vola lentamente non superando quasi mai il metro d'altezza e solo in pochi casi riesce a raggiungere i piani alti dei palazzi. Il suo modo di volare, lento ed impreciso, non le garantisce una grande capacità di spostamento; solo con vento favorevole o sfruttando mezzi di trasporto riesce a raggiungere distanze elevate.

A pungere è solo la zanzara femmina, che per maturare le uova contenute nel suo addome necessita di proteine presenti nel sangue umano e in quello di alcuni animali. La zanzara riconosce le sue prede dall'odore di alcune sostanze emesse dal loro corpo, come anidride carbonica, acido lattico e sudore. E' inoltre particolarmente attratta dagli indumenti di colore scuro.

Aedes albopictus è vettore di diverse malattie virali, in particolare quelle causate da arbovirus, tra cui la Chikungunya, la dengue, la febbre gialla e alcune encefaliti nelle zone tropicali e in numerose zone dell’Asia. Nelle nostre zone questi agenti patogeni sono assenti e quindi questo rischio è solo teorico. Si tratta, comunque, di un insetto molto aggressivo, infatti, le sue punture procurano gonfiori e irritazioni persistenti, pruriginosi o emorragici, e spesso anche dolorosi. Nelle persone particolarmente sensibili, un elevato numero di punture può dare luogo a risposte allergiche che richiedono un’attenzione medica. La presenza della zanzara tigre in numerosi focolai quindi può arrivare ad alterare le abitudini delle persone, inibendo i bambini e gli anziani dal giocare e sostare all’esterno nelle ore fresche della giornata, proprio quelle più piacevoli e adatte a questo genere di occupazioni.

Prevenzione nella lotta alle zanzare

Oggigiorno la lotta alle zanzare non ha più motivazioni igienico-sanitarie. La possibile trasmissione di malattie come la malaria deve essere considerata un problema ormai superato nel nostro paese, anche se il comportamento leggero di chi ha viaggiato senza precauzione in paesi dove il plasmodio è ancora attivo, non deve essere assolutamente trascurato.

Le zanzare sono ormai insetti più fastidiosi che pericolosi e proprio per questo bastino pochi ma precisi accorgimenti per limitarne la loro diffusione senza compromettere la salute dell'ambiente. Per questo motivo si cerca di prevenire la diffusione di questi insetti volanti prediligendo la lotta larvicida a quella adulticida sia per motivazioni ecologiche sia di opportunità.

Infatti, la lotta adulticida utilizza prodotti a largo spettro d’azione che possono avere un forte impatto sia ambientale sia sulla popolazione, come la proliferazione di acari sul verde pubblico, la moria di api, una forte tossicità in acqua. Inoltre la bassa tossicità acuta dei prodotti fa sì che alcuni operatori li utilizzino senza particolari precauzioni con il rischio di andare a contaminare orti urbani e di entrare in contatto con persone e cose.

La lotta larvicida invece è più discreta e può essere condotta con prodotti biologici a basso impatto ambientale come ad esempio il Bacillus thuringiensis, con benefici per la salute del cittadino ma anche per la salute dell’ambiente.

Gli interventi di prevenzione consistono in una generale bonifica idrica mirante ad eliminare ogni fonte di ristagno idrico indispensabile per l’ovo deposizione da parte delle femmine feconde ed in una campagna di informazione alla cittadinanza per ridurre la possibilità di creare focolai secondari di riproduzione.

Lo sgrondo delle acque superficiali e lo sfalcio periodico della vegetazione sono tecniche utili per creare ambienti non ospitali per le zanzare.

In ambiente urbano i luoghi di più probabile infestazione sono la rete fognaria, i tombini, le caditoie. In questi luoghi il ristagno di acqua è più che sufficiente per creare una zona ideale per le zanzare.

Nei giardini privati i luoghi più probabili sono i sottovasi, le vasche per la raccolta delle acque piovane. Un semplice coperchio può impedire indesiderate ovo deposizioni ma si deve avere l’accortezza di svuotare i contenitori ogni 4-5 gg per interrompere il ciclo di sviluppo.

Nelle fontane ornamentali, può essere utile introdurre pesci larvivori (gambusie e pesci rossi.)

Altri luoghi ottimali per lo sviluppo delle larve sono grondaie, cavità di alberi, rifiuti abbandonati, scatole, bottiglie e vecchi pneumatici. Dove sono presenti depressioni vi sono sicuramente ristagni idrici.

Se si esce dall’ambito cittadino, i canali e i fossati sono i luoghi preferiti per l’ovideposizione così come le aree agricole incolte o abbandonate. Da qui l’importanza di sfalciare periodicamente la vegetazione soprattutto lungo le sponde dei canali.

Gli interventi di prevenzione consistono in:

  • pulire i tombini prima dell’inizio dei trattamenti
  • effettuare trattamenti larvicidi nei tombini e in tutte le zone di scolo e ristagno poste in aree pubbliche
  • effettuare interventi mirati a disinfestare le zone dove l’infestazione è particolarmente intensa. Questi interventi possono essere realizzati con insetticidi di sintesi, i piretroidi, che hanno caratteristiche molto diverse dal tradizionale Ddt e che non vengono spruzzati in modo indistinto nell’ambiente, ma mirati a zone precise. Sono prodotti in solventi acquosi, e quindi hanno un minore impatto sull’ambiente e sulla salute e sono abbattenti e non persistenti. Non rischiano quindi di generare resistenze, ma hanno un’azione acuta e non cronica, uccidendo le zanzare all’istante. Un intervento di questo tipo richiede, però, una preparazione accurata, sia per l’individuazione del sito dove le zanzare si riposano e quindi possono essere colpite, sia per allertare la popolazione che si trova in quella zona

 

Cosa può fare il singolo cittadino

Le alte temperature estive favoriscono lo sviluppo di questi insetti che hanno la capacità di colonizzare anche gli ambienti domestici. Perciò, ogni cittadino deve collaborare in prima persona seguendo alcuni piccoli accorgimenti ed elementari norme igieniche allo scopo di eliminare o quantomeno limitare qualsiasi possibile focolaio di sviluppo.

Cosa deve fare il cittadino?

  • Eliminare qualsiasi contenitore con ristagni anche minimi di acqua.
  • Non svuotare i contenitori di acqua nei tombini, ma sul terreno.
  • Evitare l’eccessivo annaffiamento di fiori.
  • Svuotare settimanalmente a terra l'acqua di un sottovaso o di un bidone per l'orto.
  • Evitare sempre la formazione di raccolta d'acqua nei contenitori di uso comune:
  • eliminare l’acqua dagli evaporatori dei caloriferi ad impianto di riscaldamento spento;
  • svuotare le vaschette di condensa degli impianti di condizionamento o comunque provvedere al loro svuotamento periodico (3-4 giorni) e ad un’accurata pulizia;
  • In giardini, cortili o balconi, evitare il ristagno d’acqua anche in modeste quantità e per pochi giorni, sul suolo o in ogni tipo di contenitore (es. cestini per i rifiuti);
  • Non abbandonare oggetti e contenitori di qualsiasi natura e dimensioni ove possa raccogliersi l’acqua piovana, ivi compresi vecchi pneumatici, bottiglie, teli di plastica, sottovasi di piante e simili, anche collocati nei cortili, nei terrazzi ecc.
  • Ricoprire con una zanzariera tombini e caditoie nel periodo che va da aprile ad ottobre, così facendo s’impedisce fisicamente alla zanzara di raggiungere l'acqua necessaria per il suo ciclo produttivo e se all'interno del tombino fossero già state deposte delle uova, la zanzariera impedirà di uscire agli esemplari adulti che nasceranno.
  • Nelle vasche e nelle fontane ornamentali introdurre pesci rossi o gambus, voraci predatori delle larve di zanzara.
  • Pulire e trattare bene i vasi prima di ritirarli all’interno durante i periodi freddi. L’abitudine di portare le piante al riparo dai freddi invernali, infatti, è probabilmente una delle cause che generano, all’arrivo della primavera quando le temperature salgono e le piante vengono nuovamente esposte e innaffiate, la schiusa delle uova invernali facilitando notevolmente la diffusione della zanzara stessa nell’ambiente
  • Utilizzare prodotti biologici letali per la larva ma innocui per gli altri animali e per la salute dell’uomo e dell’ambiente.
  • Trattare i tombini, e tutti i recipienti posti all’esterno dove si raccoglie acqua piovana, ogni 7-10 giorni con prodotti larvicidi specifici. In particolare, il prodotto più diffuso e consigliato è il Bacillus thuringiensis israelensis. Questo prodotto, derivato da un batterio capace di produrre una tossina ad azione molto specifica contro la zanzara tigre, ha numerosi vantaggi: è naturale e non di sintesi chimica ed è già presente nell’ambiente, uccide solo le larve di Aedes albopictus e di pochissime altre specie non causando quindi grande impatto, si degrada molto velocemente e quindi non persiste. Questo è indubbiamente un grosso vantaggio sotto il profilo della tutela ambientale, anche se obbliga a ripetere il trattamento con una certa frequenza.

 

 

 

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