Kitchen social club, l’arma contro il cibo industriale è il saper fare contadino

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Nel libro Kitchen social club, Don Pasta ci porta in viaggio per l'Italia per conoscere persone che producono cibo pulito e senza sfruttamento: un movimento per resistere al capitalismo industrializzato.

25 storie di eccellenze e di resistenza in campo agro-alimentare, dalle arance allo zafferano. In Kitchen social club il dj, artista e attivista del cibo Don Pasta esplora l’Italia in tutta la sua lunghezza per raccontare esempi virtuosi di cuochi, contadini, pescatori, reti solidali, consumatori, osterie e spazi occupati che, attraverso attività di produzione agricola e trasformazione del cibo, si sono ribellati al sistema del capitalismo industrializzato che governa i nostri campi e le nostre diete. I metodi e le materie prime differiscono ma tutte le realtà hanno in comune l’obiettivo di creare prodotti sani e puliti cresciuti e lavorati nel rispetto della natura e delle persone.


kitchen social club

Kitchen social club è uno dei libri consigliati da Sano, buono e giusto, l’iniziativa di laFeltrinelliper avvicinare i lettori ai temi dell’alimentazione naturale e biologica e degli stili di vita sostenibili

Cos’è Kitchen social club

Per contestualizzare l’importanza di questi progetti l’autore illustra il triste panorama del sistema agro-alimentare nazionale. Questo è caratterizzato da un passato meno abbiente rispetto ad oggi ma in cui il legame natura-umanità era simbiotico, e da un presente in cui l’intensificazione e l’omologazione della produzione, della distribuzione e del consumo degli alimenti hanno profondamente pervaso il nostro modo di nutrirci, con effetti devastanti sull’ambiente, sulla salute e sulla società.

E così la risposta per rivoluzionare il cibo, le cucine e il ruolo dei cuochi è racchiusa nel manifesto del Kitchen social club, “la cucina di tutti”, stilato dai co-autori del libro, i giornalisti Massimo Acanfora e Umberto di Maria. Un luogo d’incontro ideologico per tutte quelle persone impegnate a trovare applicazioni moderne ad antichi saperi e modi di fare per resistere alle pressioni del neoliberalismo globalizzato.

Una chiamata alle armi e ai fornelli

“Le persone incontrate in questo viaggio italiano hanno aguzzato l’ingegno per resistere, conservando i piedi per terra, mantenendo quella prassi contadina di risolvere un problema usando sempre la testa. Questo libro è un censimento di tutte le forme di resistenza possibile” (Don Pasta, Kitchen social club, pagina 8)

Ogni storia si sviluppa prima con un’introduzione di Don Pasta che spiega perché è un tassello importante nel movimento per un’agricoltura e un’alimentazione sostenibile, poi con una ricetta scelta dall’organizzazione o dalla persona in questione. Infine ogni realtà viene narrata attraverso le testimonianze dei suoi creatori con spunti per ulteriori approfondimenti – testi da leggere e altri progetti da conoscere.

In alcuni casi la componente fondamentale è quella sociale. Come nella storia di riscatto di Barikamà, iniziativa dal maliano Suleman Diara che, dopo essere arrivato in Italia attraversando il Mediterraneo ed essere finito nelle grinfie del caporalato, grazie a un piccolo prestito ha cominciato a produrre yogurt insieme ad alcuni amici africani usando un’antica tecnica del suo paese d’origine. Oggi Barikamà produce 200 litri a settimana venduti in mercati biologici e attraverso Gruppi d’acquisto solidali (Gas).

Tutti i progetti sono comunque espressioni concrete della sostenibilità come pratica olistica con benefici sia per le persone sia per l’ambiente. Ad esempio la cooperativa Giovani in vita coltiva 32 ettari di ulivi a Sinopoli, in provincia di Reggio Calabria, per dare lavoro ai giovani della zona e quindi un’alternativa alla criminalità: il risultato è un’olio biologico e 100 per cento ‘ndrangheta free. Biologici sono anche gli antichi grani siciliani che Giuseppe Li Rosi coltiva a Raddusa, a cavallo tra le province di Enna e Catania, con cui viene fatta una pasta dal basso contenuto gluteico che mantiene gli aromi naturali della sua materia prima.

grano

Un papavero cresce in un campo di grano © Clemente Ruiz Abenza/Unsplash

In tutti questi racconti il filo conduttore è quello del cibo “popolare”, cioè rispettoso della terra e delle persone che lo creano, e saporito e nutriente per i suoi fruitori: è la condivisione a distinguere l’alimentazione popolare, spiega lo storico del gusto Alberto Capatti nella postfazione del libro. Infatti, i lettori sono esortati alla partecipazione attiva grazie anche a una ricca bibliografia e all’indice delle ricette e delle realtà citate. Così il salto di qualità per diventare un sostenitore del movimento mappato in Kitchen social club è piccolo – come un germoglio che nasce in primavera.

“Le tradizioni vanno riscoperte e condivise, così come le storie contenute in questo libro, testimonianze che raccontano una storia meno urlata di quelle che siamo abituati a vedere in televisione o sui social, ma che restituisce il giusto valore al cibo: quello di un patrimonio comune e non di una merce qualunque”

Alessandra Starace, responsabile settore tempo libero laFeltrinelli Express di Stazione Centrale a Milano

Titolo: Kitchen social club. Manifesto dei cuochi, del cibo e delle cucine sociali e popolari. Storie & ricette
Autori: Don Pasta, Massimo Acanfora e Umberto di Maria
Editore: Altraeconomia
Anno di pubblicazione: 2016
Numero di pagine: 128

Fonte: Lifegate

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