Agrochimica, via libera alla fusione tra Bayer e Monsanto

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Ora si dovrà pronunciare l’antitrust, ma i dubbi sono pochi: la fusione è una pessima notizia per i cittadini e per i consumatori

Un super colosso si è appena affacciato nel mondo dell’agrochimica. Bayer ha comprato Monsanto con un’offerta che si aggira sui 66 miliardi di dollari, il terzo rialzo proposto nel corso di una trattativa andata in scena per mesi. Con il matrimonio tra la multinazionale dall’anima tedesca della chimica e della farmaceutica e il gigante delle sementi americano è appena nata un a compagnia che potrà comandare più di un quarto del mercato globale dei semi, degli Ogm e dei pesticidi.

La prima offerta era arrivata a maggio. Rispetto ai contatti iniziali, l’accordo si è chiuso con un rialzo del 5% e un’offerta di 128 dollari ad azione. L’accordo adesso è ufficiale – la fusione aveva già ricevuto il via libera di entrambi i Consigli di amministrazione – ma verrà finalizzato entro la fine del 2017. E non è detto che vada davvero in porto.

Aspettando l’antitrust

Sì, perché se un occhio resta puntato al listino di borsa, per capire le reazioni dei mercati, l’altro occhio non può che guardare all’antitrust. L’autorità che regola la competizione, infatti, dovrà esaminare attentamente l’accordo sulla fusione e decidere se bocciarlo, approvarlo così com’è, oppure se obbligare la nuova entità a dismettere alcune delle sue attività. Su questa opzione – che appare la più probabile – gli esperti in materia prevedono che potrebbero essere venduti alcuni degli asset legati ai semi di soia, cotone e colza.

Il settore però è già altamente concentrato sia per quanto riguarda i semi, sia per i prodotti fitosanitari, e queste dismissioni potrebbero non bastare. La bussola per quanto riguarda l’antitrust americano è il Clayton Act, che definisce come illegale non solo la creazione di un monopolio, ma anche la diminuzione sostanziale della competizione. E, sempre per restare agli Usa, la fusione sembra inevitabilmente e senza dubbio azzerare la competizione tra Monsanto e Bayer per lo meno negli erbicidi: la prima produce il RoundUp a base di glifosato, che fino a oggi era in concorrenza diretta con l’equivalente della seconda a base di glufosinato.

E la notizia della fusione tra Bayer e Monsanto potrebbe presto essere accompagnata da altre simili. Il panorama dell’industria agrochimica sta per cambiare profondamente, con gli altri colossi già in contatto per ulteriori accordi e fusioni. La svizzera Syngenta (il primo colosso mondiale dell’agrochimica) potrebbe presto passare sotto la compagnia di stato cinese ChemChina. Un piano simile riguarda anche altri due gigante come Dow Chemical e DuPont.

Cosa cambierà?

Questo stravolgimento dell’industria agrochimica non sarà privo di conseguenze, tanto per le istituzioni quanto per i cittadini. Come d’altronde non è mai senza riflessi globali qualsiasi concentrazione di poteri, interessi e disponibilità economica in qualsiasi ambito. Cosa cambierà, e come cambierà?

Di fronte a questo nuovo “cartello”, è certo che i produttori indipendenti di semi finiscano definitivamente schiacciati. Che si traduce in un maggiore monopolio, quindi – a giudicare da quanto avvenuto negli ultimi anni ad esempio negli Usa – prezzi più alti per gli agricoltori, e quindi una tendenza a uniformare le coltivazioni.

Di conseguenza, la conclusione da trarre è un aumento dei prezzi anche per i consumatori e meno possibilità di scegliere cosa mangiare. Ed è ugualmente probabile che i cibi Ogm guadagnino ancora terreno, dal momento che il nuovo colosso avrà molto più peso non tanto sul mercato, quanto sulla politica.

Proprio questo punto interesserà l’Unione Europea da vicino. Nel nostro continente la coltivazione di Ogm è vietata. Se già con il TTIP Bruxelles ha dimostrato di essere propensa a cambiare rotta, la decisione potrebbe essere presa anche più velocemente sotto una pressione sempre più forte da parte dei lobbisti del nuovo gigante dell’agrochimica. Occhi puntati quindi su come si comporterà la commissaria Ue alla Concorrenza, la danese Margrethe Vestager. Ma da qualsiasi parte la si guardi, la fusione Bayer-Monsanto sarà difficilmente una buona notizia.

Fonte: www.rinnovabili.it

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