Rifiuti

UN APPROCCIO ALTERNATIVO AL PROBLEMA DEI RIFIUTI TECNOLOGICI: INCENTIVARE I CITTADINI

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di Francesco De Robertis

09.11.2012

Fonte: nelmerito.com

 

Il mercato mondiale degli articoli elettrici ed elettronici è in crescita anche in zone colpite dalla crisi1, ma l’incremento di consumo, associato al breve ciclo di vita di tali beni, provoca notevoli problemi di tipo ambientale. L'Unep (il programma ambientale delle Nazioni Unite) stima, che venga riciclato solo il 10% dei 50 milioni di tonnellate di tali prodotti ogni anno nel mondo.

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Rifiuti, impianto di Oliveto Citra «Revocato l’ok della Regione»

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L’assessore all’Ambiente Romano spiega il dietrofront: «Abbiamo verificato che buona parte della struttura rientra in un sito d’interesse comunitario»

La Regione Cmpania ha revocato la valutazione di impatto ambientale (Via) per l'impianto dei rifiuti di Oliveto Citra. Lo rende noto l’assessore all’Ambiente Giovanni Romano. «In base alle osservazioni presentate dal Comune – dice - la Regione Campania ha effettuato ulteriori verifiche dalle quali è risultato che la struttura rientrava per buona parte in un sito di interesse comunitario, circostanza non evidenziata al momento della presentazione della richiesta di valutazione che risale a tre anni fa.Per questo è stato revocato il decreto dirigenziale del 2009 con il quale era stato espresso parere favorevole di compatibilità in merito al progetto relativo all’impianto di combustione biomasse e trattamento dei rifiuti civili ed industriali con recupero di calore nel Comune di Oliveto Citra, in provincia di Salerno. L’annullamento del provvedimento precedente è la dimostrazione che la Regione pone in primo piano il rispetto della legge e dell’ambiente e adotta i provvedimenti necessari per quanto di propria competenza».

08 novembre 2012
Fonte: lacittà

Convegno Ecodom "Obiettivo RAEE"

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Ecodom, Consorzio Italiano per il Recupero e il Riciclaggio degli Elettrodomestici, promuove un convegno per presentare la prima ricerca sui RAEE domestici generati in Italia condotta da Ipsos e dal Politecnico di Milano con il coordinamento di United Nations University.
Seguirà una tavola rotonda sul tema Sistema RAEE, tra risultati raggiunti e necessità di nuove regole. Come aumentare la raccolta dei RAEE? Quali sono i punti di forza e le criticità dell’attuale Sistema RAEE italiano? Qual è il ruolo dei diversi attori della filiera?
Il dibattito tra gli operatori e le Istituzioni sarà chiuso da un intervento del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Corrado Clini.


OBIETTIVO RAEE:


LA RACCOLTA, IL SISTEMA,

 

L'INDUSTRIA

 

Convegno di presentazione della ricerca, promossa da Ecodom, I RAEE domestici generati in Italia.
Analisi su volumi, tipologie e abitudini di dismissione dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, a cura di United Nations University in collaborazione con Ipsos e Politecnico di Milano.

Mercoledì 21 novembre 2012 – h. 10.00-13.00
Residenza di Ripetta - Salone Bernini
Via di Ripetta 231 – 00186 Roma

> Scarica il programma della giornata




ECODOM - Consorzio Italiano Recupero e Riciclaggio Elettrodomestici - www.ecodom.it

C'era una volta il termovalorizzatore

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La Daneco che si è aggiudicata l'appalto pronta a fare dietrofront. Le banche non anticipano i soldi per il contenzioso amministrativo tra Provincia e Comune

SALERNO — Se prima era solo una querelle tra Provincia e Comune, adesso diventa anche una questione di banche. E quindi di soldi. La realizzazione del termovalorizzatore di Salerno si complica sempre di più. La Daneco, la società che in Ati con la Rcm dei fratelli Rainone, si è aggiudicata l'appalto prima che scoppiasse il rebus del certificato antimafia non risolto dalla Prefettura di Milano, sembra voler fare un passo indietro. La causa del dietrofront sarebbe legata al diniego delle banche di anticipare i soldi. Anche gli istituti di credito, a loro volta, avrebbero un motivo per rifiutare l'apertura del mutuo.

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Appello ai Parlamentari della Campania

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Appello ai Parlamentari della Campania

In questi giorni abbiamo assistito a un rimbalzo pericoloso di responsabilità tra le Istituzioni per l’attuale stato dell’emergenza rifiuti in Campania e nel Lazio a seguito della visita della delegazione della Commissione europea del 30 e 31 novembre u.s..

In Campania lo scaricabarile tra Regione, Provincia e Comuni inadempienti riguarda il macigno dell’infrazione UE che, di fatto, congelando i fondi, potrebbe aprire, a breve, la strada alla Corte di Giustizia per comminare il macigno della multa di oltre 500.000 euro giornalieri in danno alla Campania per il mancato Piano del ciclo dei rifiuti urbani.

Analogamente sul Lazio, la Commissione Ambiente UE  minaccia la procedura d’infrazione, attese le incapacità dei rispettivi livelli di governo a garantire RD efficace e impiantistica adeguata.

Il tutto nella forsennata ricerca della solita discarica per la prossima chiusura della “vergogna” di Malagrotta, che garantisca alle amministrazioni basso costo d’esercizio  ma ai cittadini laziali esposti,  gravi danni alla salute e all’ambiente.

Nessuno però ha fatto in conti con l’Europa e le sue normative.

In Campania per un Piano regionale rabberciato e fuori dalle leggi nazionali ed europee.

Nel Lazio perché s’insiste, contro ogni logica, a sostenere l’idea della discarica di Monti dell’Ortaccio confinante con Malagrotta, bocciata duramente e senza appello dalla Commissione UE.

E allora interviene il Ministro dell’Ambiente, dott. Clini, annunciando che stante l’attuale situazione di stallo il “Governo centrale si fa carico di iniziative eccezionali”.

Abbiamo già sentito questa minaccia.

E l’abbiamo subita per 19 lunghi anni in Campania.

Non vorremmo che questa “iniziativa eccezionale” del Governo passasse per il classico  “Decreto per l’emergenza rifiuti” questa volta partendo dal Lazio per coinvolgere nuovamente la Campania e creare, ad arte,  le condizioni di un intervento centrale che riporti la storia indietro di anni.

Questa è la nostra preoccupazione e per questo facciamo appello a tutti i parlamentari campani ad alzare il livello di attenzione nei confronti del “Governo dei tecnici” per opporsi sul nascere a qualunque tentativo legislativo in tale direzione che sarebbe giudicato da tutti i cittadini irresponsabile e da contrastare con tutte le forze.

Nessuna “legge emergenziale” potrà mai sopperire, com’è dimostrato da questi lunghi e terribili 19 anni, a risolvere, non eventi catastrofici naturali, ma incompetenze e incapacità a cui la “mala politica” ci ha, troppo spesso, abituato.

 

Rete dei Comitati vesuviani – Zero Waste Italy             05/11/2012

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Incontro della Rete dei Comitati vesuviani con la delegazione UE sul Ciclo dei rifiuti in Campania

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Comunicato   stampa   del 01/11/2012

La Rete dei Comitati vesuviani-Zero Waste Italy esprime soddisfazione per l’incontrato di ieri con  la delegazione della Commissione europea in visita in Campania per valutare lo stato di applicazione della normativa EU in tema di ciclo dei rifiuti solidi urbani.

La Rete ha presentato due petizioni alla Commissione UE: una nel 2010 riguardante la violazione della direttiva EU per l’apertura di discariche nel Parco nazionale del Vesuvio e l’altra nell’aprile 2012 relative alle criticità palesate in sede di approvazione del Piano generale  rifiuti solidi urbani della Campania in  violazione delle norme comunitarie e di quelle nazionali.

La prof.ssa Anna Rita Ranieri ha illustrato, in riferimento alla prima petizione lo stato attuale dell’ex discarica Sari nel Parco del Vesuvio causa del disastro ambientale all’ecosistema e alla popolazione vesuviana arrecato dall’esercizio della stessa. Non ha mancato di riferire, anche facendo riferimento alla Convenzione di Aarhus, che allo stato la messa in sicurezza dell’invaso chiuso langue, che la produzione di biogas che potrebbe servire da compensazione in termini energetici per i comuni limitrofi viene dispersa bruciandola  e che l’area del Comune di  Terzigno, in cui insistono vecchie discariche mai messe in sicurezza, è completamente inquinata per la penetrazione del percolato nelle falde sottostanti e che le bonifiche promesse e previste, allo stato, costituiscono un miraggio.

Non ha mancato, la stessa Ranieri, di sottolineare l’inefficienza delle amministrazioni comunali del territorio che pur avendo sottoscritto con regione e Provincia una Accordo di programma per un ciclo virtuoso dei rifiuti in ambito vesuviano, il progetto non ha mai trovato applicazione nella sua operatività.

La successiva petizione è stata ripresa dall’intervento dal portavoce della Rete Franco Matrone che, ringraziando i commissari On.li  Judith Merkies,  Margrete Auken,  Peter Jahr  ed  Eminia Mazzoni dell’attenzione che hanno voluto dimostrare fin dal primo momento nei confronti dello scempio perpetrato nel Parco nazionale del Vesuvio, ha posto l’accento sulle criticità del Piano regionale RSU presentato a Brusselles e del relativo programma per il periodo transitorio 2012-2016 in totale contrasto con le direttive  e con le richieste della Commissione ambiente UE.

A tal proposito il rappresentante della Rete dei Comitati vesuviani ha rimarcato che l’attuale Piano approvato dalla Giunta Caldoro sovverte la gerarchia delle operazioni indicate dalla direttiva europea che vede al primo posto la riduzione a monte,  la raccolta differenziata e il recupero e riciclo della materia e solo dopo inceneritori e discariche.

Oltretutto è stato sottolineato che l'attuazione del programma per il periodo transitorio di attivita in corso 2012-2016, risulta fortemente critica la realizzazione degli impianti di compostaggio per la frazione umida, vera spada di damocle per la potenza inquinante e per l’aggravio del tributi Tarsu tra i più alti d’Italia.

Pertanto a nome della Rete è stato auspicato il permanere del blocco dei fondi del Por Fesr 2007-2013 degli obiettivi 1.1. e 1.2 attualmente non corrisposti per effetto della procedura di infrazione, chiedendo che l’eventuale svincolo avvenga solo sotto stretto controllo della Direzione generale dell'ambiente alla Commissione europea e venga  finalizzato esclusivamente a sostegno ai Comuni per l’incremento della RD porta a porta e per finanziare i cantieri degli impianti di trasformazione della frazione umida in compost.

Solo così sarà possibile iniziare un percorso virtuoso  rispettando la direttiva Ue e utilizzando con oculatezza le risorse dei cittadini europei.

In questo modo sarà possibile, utilizzando a questo fine le risorse comunitarie bloccate, mettere a regime l’impiantistica relativa al compostaggio come concordato nel lontano 2010 con la dott.ssa Pia Bucella Direttrice della Protezione Civile in Europa e capo missione in Campania della delegazione della Commissione Europea, e dare in importante slancio alla riduzione del RUR finale attraverso il recupero ulteriore di materia con la conversione degli attuali Stir in impianti di Trattamento Meccanico Biologico al fine di ottemperare la recente risoluzione del Parlamento UE  per l’eliminazione di “discariche e inceneritori entro il 2020”.

Infine è stato accennato l’attuale mancata attuazione del Registro regionale tumori per l’iniziativa del Governo Monti di inviare la Legge regionale alla Consulta atteso l’incremento esponenziale di patologie anche tumorali, in particolare in provincia di Napoli e Caserta,  per mancanza di una concreta attività di prevenzione e repressione degli sversamenti illegali, per l’assenza di tracciabilità riscontrabile dei rifiuti, soprattutto industriali e speciali, in particolare tossici e nocivi,  per la lentezza delle procedure amministrative che riguardano la gestione post mortem delle discariche esaurite e chiuse e per  gli indispensabili interventi di bonifica e di messa in sicurezza dei territori inquinati, cosa questa, da tutti ritenuti ritenute  prioritaria a seguito della sentenza della Corte Europea che ha condannato l’Italia e la Regione Campania disponendo il blocco dei fondi residui dell’Agenda 2000/2006 e la sospensione dei rimborsi dell’Agenda 2007/2013 per il grave danno alla salute dei suoi cittadini causato da 19 anni di “emergenza” rifiuti.

Nel ringraziare dell’attenzione prestata dai Commissari Ue alle petizioni proposte, la Rete dei Comitati vesuviani ha comunicato che presenterà a breve una nuova petizione ai sensi della mancata applicazione della Convenzione di Aarhus da parte delle istituzioni preposte al diritto d’informazione dei cittadini in tematiche riguardanti la salute e l’ambiente, e che riporteranno tali considerazioni all’audizione prevista ai primi di dicembre a Brusselles col dr. Karl Falkenberg della Direzione generale dell'ambiente alla Commissione europea  e al Commissario dell’OMS Europa attivato a seguito della sospensione della legge regionale istitutiva del Registro tumori.

Rete dei Comitati vesuviani

L'Italia rischia una multa da 56 milioni di euro dall'Ue per 255 discariche abusive

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Pubblicato il 27 ott 2012 da Marina Perotta

Fonte: ecoblog

 

 

Il commissario europeo all’ambiente Janez Potocnik ha chiesto alla Corte di Giustizia europea d’infliggere a Roma, al nostro governo, una colossale multa: 56 milioni di euro e una penale giornaliera dovuta fino a cessazione dell’infrazione di quasi 257.000 Euro dalla sentenza che sarà poi pronunciata dalla della Corte e fino alla regolarizzazione. L’Europa nel 2007 ha ingiunto in Italia di rispettare le norme comunitarie in merito alla gestione dei rifiuti ospitando ancora 255 discariche illegali di cui 16 con rifiuti tossici.

Le regioni più compromesse in Italia sono: la Campania con 51 discariche, la Calabria con 43, l’Abruzzo con 37, il Lazio con 32 e la Sicilia con 24.

La Commissione europea ha così perso la pazienza sulla presenza delle discariche illegali che ancora continuano a avvelenare l’Italia da nord a sud e così Bruxelles ha chiesto di rinviare il nostro Paese alla Corte europea di Giustizia per il non rispetto delle regole europee che riguardano la gestione dei rifiuti.

 

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ALLARME !!!! Cementifici inceneritori

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LA NOVITÀ SUI RIFIUTI

Le ecoballe? Ora si potranno 
smaltire nel cementificio

Il Consiglio dei ministri approva un provvedimento che autorizza lo smaltimento dei Cdr in questi stabilimenti

Le ecoballe stoccate

NAPOLI - Potrebbe essere una svolta epocale, di certo creerà discussioni a non finire. Le ecoballe, infatti, potranno finire per essere bruciate nei forni dei cementifici. Forse non tutti i milioni di ecoballe stoccate sui piazzali, ma di certo i cdr che saranno pronti in questi giorni. E si metterà, quindi, fine - progressivamente - ai viaggi all'estero per eliminare i rifiuti prodotti. 
Il Consiglio dei ministri ha, poche ore fa, approvato in via preliminare, su proposta del ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, un provvedimento per l'individuazione delle condizioni di utilizzo dei combustibili solidi secondari, in parziale sostituzione di quelli tradizionali, in cementifici soggetti al regime dell'autorizzazione integrata ambientale.

 

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Rifiuti, anche Napoli conferma: produzione rifiuti in calo del 4%. Intervista a Tommaso Sodano

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Intervista di Eco dalle Città al vicesindaco di Napoli, Tommaso Sodano: «Si registra un calo nella produzione di rifiuti pari a circa il 4%». Tra i materiali raccolti calano visibilmente gli ingombranti: -5%. In occasione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti il Comune e una serie di pizzerie organizzano un'azione che premierà con una pizza omaggio chi riconsegnerà i contenitori d'asporto

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giovedì 25 ottobre 2012

Rifiuti, anche Napoli conferma: produzione rifiuti in calo del 4%. Intervista a Tommaso Sodano

 

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SAVE THE DATE - 21/11/2012 - Convegno Ecodom "Obiettivo RAEE"

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OBIETTIVO RAEE:


LA RACCOLTA, IL SISTEMA,

 

L'INDUSTRIA


Convegno di presentazione della ricerca, promossa da Ecodom, I RAEE domestici generati in Italia.
Analisi su volumi, tipologie e abitudini d’uso e dismissione dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, a cura di United Nations University in collaborazione con Ipsos e Politecnico di Milano.

Mercoledì 21 novembre 2012 – h. 10.00-13.00
Residenza di Ripetta
Via di Ripetta 231 – 00186 Roma

Per informazioni o conferma:
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Bisfenolo A: dal 2013 in Francia imballaggi più sicuri

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A partire da giugno 2011 l'Unione europea ha messo al bando i biberon in policarbonato contenenti bisfenolo A. Apripista la Francia, che ne aveva proibito la produzione già nel 2010 e che ora si prepara a dire addio al bisfenolo anche negli imballaggi per cibi e bevande.

di Angela Lamboglia - 22 Ottobre 2012

bpa free
Il bisfenolo A è utilizzato principalmente nella produzione di materie plastiche e in particolare di policarbonato

Utilizzato principalmente nella produzione di materie plastiche e in particolare di policarbonato, il bisfenolo A (BPA) è finito sotto la lente dei ricercatori di tutto il mondo a partire dagli anni Trenta e da allora non ha più avuto scampo: i rischi connessi alla sua assunzione - per l'instabilità del legame chimico tra le molecole, la sostanza, contenuta in contenitori e imballaggi, si diffonde infatti facilimente nei liquidi e negli alimenti - vanno da interferenze con l’equilibrio ormonale a danni agli organi riproduttori e allo sviluppo cerebrale, fino a problemi al sistema immunitario.

Una collezione di disturbi, più e meno gravi, che ha spinto, prima la Francia e altri Stati europei, poi l'intera Unione, a introdurre misure per proteggere almeno i bambini - i più vulnerabili a contrarre le potenziali patologie - dall'assunzione della sostanza.

E poichè secondo l'Efsa, l'Agenzia europea per la sicurezza alimentare, la maggiore fonte di pericolo è rappresentata dai biberon in policarbonato, con la direttiva 2011/8/UE si è stabilito il divieto di produzione di questi prodotti a partire da 1 marzo 2011 e il divieto di importazione e commercializzazione dal 1 giugno dello stesso anno.

 

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Rifiuti di Napoli, per l'emergenza danno milionario all'Erario

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Andrea Spinelli Barrile

Fonte: ecoblog

1,5 milioni di euro: a questa cifra ammonterebbe il danno erariale per inutili consulenze affidate dalle società in-house della Provincia di Napoli Sapna per gestire l’emergenza rifiuti nella capitale partenopea.

Le indagini contabili della Corte dei Conti hanno portato ad un sequestro preventivo di beni immobili, conti correnti e crediti presso terzi dal valore milionario portati alla luce del sole grazie ad un accurato lavoro delle Fiamme Gialle, che hanno ricostruito i numerosi incarichi di consulenza esterna affidati ad appalto già affidato.

La Guardia di Finanza avrebbe dimostrato come gli incarichi attribuiti dalla partecipata, seppur definiti formalmente “consulenziali”, siano risultati fuori dai requisiti normativamente previsti per essere considerati tali, caratterizzati tuttalpiù”per la loro continuità ed ordinarietà”.

 

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“Comunità Rifiuti Zero”: è nata l'associazione nazionale

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15 Ottobre 2012

riduzione rifiuti
Sabato scorso è stata costituita ufficialmente a Capannori la “Comunità Rifiuti Zero”

È nata l'associazione “Comunità Rifiuti Zero” alla quale hanno aderito 107 Comuni italiani e molte associazioni, tra cui quella dei Comuni Virtuosi. La nuova associazione è stata costituita ufficialmente sabato scorso, 13 ottobre 2012, a Capannori, il primo comune che nel 2007 ha aderito alla strategia internazionale Rifiuti Zero. Nel comune lucchese di 46mila abitanti oggi la media della raccolta differenziata è all’82%, con punte di 90%.

Intento della “Comunità Rifiuti Zero” è quello di operare nel campo dell’assistenza, della formazione, della valorizzazione e della promozione della strategia Rifiuti Zero. L'associazione vuole inoltre dare assistenza alle amministrazioni comunali che vi hanno aderito per affrontare la questione del ciclo dei rifiuti, promuovere  campagne di sensibilizzazione e informazione sulle buone pratiche nell’ambito dei rifiuti e creare una rete per lo scambio di informazioni tra Pubbliche Amministrazioni e soggetti privati.

 

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Rifiuti - Pneumatici, come distinguere quelli usati da quelli fuori uso?

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Autorità: Cass. Pen.
Data: 27/06/2012
n. 25358

Gli pneumatici “usati”, intendendosi come tali quelli ricostruibili o utilizzabili direttamente e rispetto ai quali non risulti l’obiettiva volontà di disfarsene da parte del detentore, non rientrano nel novero dei rifiuti a differenza degli pneumatici “fuori uso”, che invece il legislatore espressamente individua come tali e che, per degrado o altre condizioni, abbiano perso la loro funzione originaria.

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Fonte: tuttoambiente.it

FLORENCE ALTERMEETING

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Amianto misto ad asfalto, i rifiuti speciali della mafia lombarda

Categoria principale: Temi Categoria: Rifiuti

Pubblicato il 10 set 2012 da Andrea Spinelli Barrile

Fonte: ecoblog

 

 

La Procura di Milano ha inviato questa mattina l’avviso di conclusione indagini ai titolari e ad alcuni autisti dell’azienda brianzola Perego Strade (22 persone in tutto), nell’ottica dell’operazione Infinito contro le infiltrazioni ‘ndranghetiste in Lombardia.

Sembrerà c’entrare poco con questioni relative all’ambiente, ma gli atti dell’inchiesta dicono altro: gli indagati sono accusati infatti di aver effettuato oltre 6mila viaggi per trasportare rifiuti speciali al conferimento, salvo smaltire tutto nei numerosi cantieri sparpagliati per la Lombardia; 2,3 milioni di euro i proventi che l’azienda (infiltrata dalla malavita calabrese) avrebbe portato a profitto.

Il concorso in traffico illecito di rifiuti ipotizzato per tutti e 22 gli indagati avveniva (negli anni tra il 2007 e il 2009) in modalità consolidata: i materiali di risulta dei cantieri (tra cui la Clinica Mangiagalli di Milano) venivano smaltiti illecitamente senza che i committenti ne sapessero nulla: questi rifiuti (in parte inerti da demolizione edilizia ma in larga parte contenenti amianto) venivano localizzati in diverse parti della regione (da Milano, a Como, a Varese) e formalmente smaltiti in discariche speciali.


Utilizzando il “vecchio” trucco del movimento terra questi venivano diffusi al suolo e rimestati, fino all’interramento, ma non solo; secondo gli atti della procura molti rifiuti speciali sono stati utilizzati nelle amalgame degli asfalti: lo svincolo di Lurago d’Erba tra la Como-Bergamo e la Vallassina (dove nasce il fiume Lambro), ma anche il raddoppio ferroviario Carnate-Airuno e il cantiere della Paullese.

Per non parlare del caso dell’ospedale Sant’Anna di Como, la cui area è stata contaminata dall’amianto come dimostrato dai carotaggi della procura: a distanza di mesi gli sbancamenti e i livellamenti hanno disperso l’amianto misto a terra su centinaia di metri quadrati, rendendone impossibile la riscontrabilità.

Sarebbero tuttavia ben 110mila i metri cubi di rifiuti speciali smaltiti in questo modo dalla Perego Strade, già in passato con trascorsi malavitosi; il bailamme edile che l’Expo garantirà alla regione Lombardia fino al 2015 non ha messo in moto degli interventi adeguati ad evitare le prevedibili infiltrazioni mafiose nei business legati agli appalti ed allo smaltimento dei rifiuti e la Lombardia si trova oggi a fare i conti con problemi che le procure calabresi hanno imparato ad affrontare: negare la presenza della ‘ndrangheta è ormai più pericoloso della ‘ndrangheta stessa.

Via | IlGiorno
Foto | PeregoStrade

Che farne del vecchio cellulare? Ecco alcune idee

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vecchi telefonini

Obsolescenza programmata e continuo ricambio tecnologico potrebbero avere portato alcuni di voi ad aver accumulato nel corso degli ultimi anni un certo numero di telefoni cellulari ormai inutilizzati, schierati in fondo ad un cassetto, sia che essi fossero realmente non più funzionanti, sia che lo fossero ancora, ma allo stesso tempo purtroppo appartenenti ad un modello ormai fuori moda e tecnologicamente superato.

I progressi nel campo della telefonia hanno portato ad un accumulo dei rifiuti elettronici, denominati tecnicamente rifiuti RAEE. E' tra di essi che si identificano i cellulari inutilizzati e scartati. Nel caso non si riesca a trovare un'alternativa e si desideri avviare il proprio cellulare allo smaltimento, sarà bene informarsi presso il proprio Comune riguardo ai punti di raccolta dei rifiuti RAEE. Potrebbe inoltre risultare utile la consultazione del portale del Centro di Coordinamento RAEE.

 

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I rifiuti d'oro di Napoli: così il Nord si arricchisce con la monnezza del Sud

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Tre procure indagano sui viaggi dell'immondizia milionaria - di Amalia De Simone

NAPOLI - Al Nord erano stati chiari, perentori: no ai rifiuti campani. Alcune regioni avevano tuttavia stretto accordi con la Campania per «aiutarla» a risolvere la crisi rifiuti. Un aiuto che visti i guadagni, sembra tutt'altro che disinteressato.
Altre regioni come la Lombardia e il Friuli Venezia Giulia, erano state intransigenti (almeno apparentemente) con vere e proprie barricate: la monnezza di Napoli non l'avrebbero mai presa.
La Lega insorgeva e tuonava sui giornali che mai nelle regioni padane sarebbero stati smaltiti i rifiuti di Napoli. E invece i camionisti che escono dagli Stir (impianti di tritovagliatura) di Giugliano e Tufino, cittadine nel bel mezzo del triangolo dei veleni della provincia di Napoli vanno tutti al nord: Friuli, Veneto, Lombardia, Toscana, Emilia Romagna e Liguria. Come mai? Accogliere i rifiuti Campani è un affare milionario. E così proprio grazie in qualche caso ad accordi regionali e in molti altri a contrattazioni private, la Sapna, l'ente della provincia di Napoli che si occupa della gestione dei rifiuti sta spedendo buona parte dei rifiuti napoletani in territorio “padano” a suon di soldoni.

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Biodegradabilità dei rifiuti

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Il Ciclo dei Rifiuti in Campania

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E' il girone infernale dei rifiuti in Campania: tu differenzi, la camorra raccoglie e Impregilo brucia

http://www.latrones.it/portfolio-item/la-terra-dei-fuochi

Il mondo ha bisogno di alberi: niente alberi, niente futuro

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