Filiera del riuso: al via l’iter della Proposta di Legge per normalizzare il settore

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Disciplinare e promuovere il settore del riuso attraverso la riduzione dell’IVA al 10%, l’istituzione di un Tavolo di lavoro permanente sul Riutilizzo e la definizione della figura dell’operatore dell’usato. Sono alcune delle istanze portate avanti da Rete Onu – la Rete Nazionale degli Operatori dell’Usato – accolte in parte significativa dal Movimento 5 Stelle con la Proposta di Legge n.1065, il cui iter è stato avviato questa mattina alla Camera dei Deputati.

 

La Proposta, che mira a regolamentare e rilanciare il settore italiano del riutilizzo, è rivolta agli operatori dell’usato ovvero a tutti quei soggetti che raccolgono e distribuiscono beni di seconda mano. Si tratta di operatori ambulanti (attivi nei mercati delle pulci, nei mercati rionali e su strada, o nelle fiere e nei mercati storici); ci sono poi i negozi dell’usato in conto terzi e quelli dell’usato tradizionali (come le botteghe di rigatteria); le cooperative del riuso; gli operatori della raccolta, del recupero e della distribuzione all’ ingrosso di abiti usati ed elettrodomestici; i centri di riuso e gli impianti di preparazione per il riutilizzo.

 

“Il quadro normativo vigente – sottolinea Alessandro Stillo, Presidente di Rete Onu - è inadatto a sviluppare e valorizzare le potenzialità della filiera del riuso. L’avvio dell’iter della Proposta di Legge rappresenta per gli operatori del settore un’importante possibilità di riconoscimento che produrrà diritti e norme utili a regolamentare l’intero comparto. Per noi oggi è un giorno importante”.

Un settore che fattura 2 miliardi

 

Sono circa 100 mila le persone coinvolte nella distribuzione di merci di seconda mano ai consumatori, che ogni anno riescono a recuperare 500 mila tonnellate di beni che vengono avviati al riutilizzo – garantendo il riuso di circa 8 kg di rifiuti per abitante – fatturando circa 2 miliardi. In assenza di un quadro normativo definito, molti operatori, e soprattutto gli ambulanti, sono costretti a lavorare in una zona grigia che genera precariato e una serie di problemi a ogni livello. La vulnerabilità economica e sociale di molti operatori non è tenuta in nessun conto. Sul settore pesano poi tasse e tariffe sproporzionate rispetto al valore effettivo dei beni commercializzati: particolarmente vessatorie sono le tariffe rifiuti, che non prendono atto della scarsa produzione di rifiuti d’imballaggio di questo tipo di attività né del lavoro ecologico fatto; e poi c’è l’IVA, che è già stata pagata al momento del primo acquisto e che oggi viene pagata due volte. La vulnerabilità

 

A mancare, in generale, è il coordinamento fra enti pubblici e attori privati; per la maggior parte dei beni durevoli, ad esempio, le raccolte dei rifiuti urbani non sono organizzate per differenziare ciò che è riutilizzabile e per convogliarlo nelle filiere economiche del riutilizzo.

 

"Questa iniziativa – spiega Pietro Luppi, Portavoce di Rete Onu - contribuirà a sbloccare l’intercettazione delle 600 mila tonnellate di rifiuti riutilizzabili in buono stato che potrebbero essere reinseriti in circolazione; si tratta del 2% dell’intera produzione di rifiuti urbani che causa uno spreco di denaro pubblico di almeno 60 milioni di euro annui. Seguiremo con estrema attenzione tutto l’iter.

 

 Fonte: ecodallecitta

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