Fukushima. Greenpeace accusa l'Oms di minimizzare l’impatto delle radiazioni

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Sono passati due anni dall' "incidente" nucleare di Fukushima che ha avuto appunto inizio l'11 marzo 2011 e per Greenpeace il disastro non è ancora terminato e molti aspetti rimangono da chiarire. Come ad esempio i presunti difetti di progettazione e di produzione dei reattori denunciati da ex dipendenti di General Electric e Hitachi, le stesse multinazionali che stanno facendo guadagni nella "bonifica" necessaria dopo l'impatto causato. Intanto molte delle 160mila persone evacuate non hanno ancora fatto ritorno nelle loro case e vivono in alloggi temporanei a sottolineare l'entità di quella che la Croce Rossa ha definito una "crisi umanitaria".

Nonostante questo quadro, la Tokyo electric power company (Tepco), sta cercando di trovare cavilli per evitare i risarcimenti anche se, considerato che l'azienda è stata nazionalizzata perché non riusciva appunto ad ottemperare alle spese per i risarcimenti, dovrebbe essere il governo giapponese a fornire le adeguate garanzie. Questi aspetti fanno parte del triste scenario che è seguito al tragico evento, ma Greenpeace critica anche l'interpretazione fornita dall'Oms  (Organizzazione mondiale della sanità) nel  nuovo rapporto sul disastro nucleare di Fukushima.

Sono passati due anni dall' "incidente" nucleare di Fukushima che ha avuto appunto inizio l'11 marzo 2011 e per Greenpeace il disastro non è ancora terminato e molti aspetti rimangono da chiarire. Come ad esempio i presunti difetti di progettazione e di produzione dei reattori denunciati da ex dipendenti di General Electric e Hitachi, le stesse multinazionali che stanno facendo guadagni nella "bonifica" necessaria dopo l'impatto causato. Intanto molte delle 160mila persone evacuate non hanno ancora fatto ritorno nelle loro case e vivono in alloggi temporanei. 

"Il rapporto dell'Oms minimizza spudoratamente l'impatto delle prime emissioni radioattive del disastro di Fukushima sulle persone all'interno della zona di evacuazione di 20 chilometri, che non sono state in grado di lasciare la zona in fretta- ha dichiarato Rianne Teule, esperto di radiazioni nucleari di Greenpeace International- L'Oms avrebbe dovuto stimare l'esposizione alle radiazioni di queste persone per dare un quadro più preciso dei potenziali impatti a lungo termine di Fukushima».  L'accusa di Greenpeace è pesante, perché secondo l'associazione lo studio ha chiaramente l'obiettivo politico di tutelare l'industria nucleare e non offre un'analisi scientifica sulla salute delle persone. «Il rapporto cerca scandalosamente di minimizzare la probabilità che migliaia di persone siano a rischio di cancro dopo il disastro di Fukushima- ha continuato Teule- Nasconde l'impatto sanitario presentandolo come "piccoli aumenti percentuali dell'insorgenza di tumori": quelle piccole percentuali si traducono in migliaia di persone che sono a rischio".

Greenpeace osserva che l'Oms rilascia relazioni sull'impatto delle emissioni radioattive sulla popolazione solo con l'approvazione dell' Aiea (Agenzia internazionale per l'energia atomica) e al contempo vengono trascurate indicazioni importanti come quelle fornite dell'esperto nucleare tedesco Oda Becker secondo il quale le persone all'interno della zona di evacuazione sono state esposte probabilmente a dosi di radiazioni significative di centinaia di millisievert. Lo scienziato tedesco è arrivato a queste conclusioni utilizzando una modellistica basata sui dati delle emissioni radioattive fornite dal gestore dell'impianto, Tepco, per calcolare le dosi potenziali per le persone 10, 15, 20 e 40 chilometri dai reattori.

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