Trattamento degli pneumatici

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Di Alessandro Demontis – Tecnologie Ambientali

Fonte: greenenergyjournal.it


E' qualche anno ormai che si sta parlando del recupero degli PFU, Pneumatici Fuori Uso; nell' aprile 2011 é stato approvato il nuovo metodo di finanziamento del contributo per lo smaltimento, entrato in vigore nell' ottobre dello stesso anno, che pesa circa 3 euro sull'utente finale al momento di dover acquistare i nuovi pneumatici. Questi 3 euro a pneumatico vanno quindi ad alimentare il fondo disponibile per incentivare le aziende che si occupano di trattare questo genere di rifiuto.
 

Lo pneumatico è sempre stato visto come uno scarto, un pò come è successo per tanti altri prodotti a base di plastiche e gomme, ma da questo 'scarto' ci si può ricavare non solo materiale, ma anche energia e parecchi soldi. 

Il trattamento degli pneumatici può avvenire sostanzialmente con tre metodi: meccanico, chimico e termico. 

Il trattamento meccanico consiste in una doppia sminuzzatura che produce granulometrie diverse a seconda della destinazione che si deve dare al prodotto, si va dai grani grossi di 18-20mm fino a pezzature quasi al livello di polvere del diametro di 0.8mm. Questi prodotti (chiamati cippato nel caso di grani grossi e polverino nel caso di grani superfini) possono tornare utili in vari ambiti, specialmente in quello edilizio e stradale. Si stanno diffondendo infatti nuovi tipi di asfalti ottenuti mischiando il bitume a questi residui di pneumatico; questo asfalto misto è più resistente al calore, è più durevole, più silenzioso e più aderente. I residui di neumatici si possono utilizzare anche in ambito isolante, specialmente per quanto riguarda rumori e vibrazioni; si possono inoltre utilizzare pezzi di pneumatici per arredo stradale, panchine, copertura di scale, dossi stradali etc. 

Il trattamento chimico consiste invece nello scioglimento del polimero vulcanizzato tramite determinate sostanze capaci di ridurre il polimero a monomero, che verrà poi separato e rilavorato. Non solo, si possono utilizzare metodi di estrazione con solvente per recuperare elementi metallici e non presenti nello pneumatico. In questa maniera per esempio si recupera lo zolfo presente, operazione che ha dei vantaggi sia in termini di riutilizzo dello zolfo, sia in termini di minore inquinamento qualora la gomma venisse dispersa o interrata. 

Il trattamento termico dello pneumatico, che avviene tramite incenerimento semplice oppure pirolisi, può portare a parecchie possibilità: la più immediata è quella di bruciare la gomma per produrre calore da trasformare in energia. Questo sistema viene utilizzato da molte industrie edilizie che producono cemento. Un' altra via è quella di impiegare reattori di pirolisi per produrre syngas (gas di sintesi) dall'alto potere calorifero e contenuto energetico. Oltre al syngas si ottengono un biodiesel di qualità e una discreta quantità di acciaio (usato per l'intelaiatura dello pneumatico). 

Il prodotto di scarto dei processi termici è composto da un vapore di acqua e CO2 e da minime quantità di ossido di zinco, sostanza relativamente tossica che può essere però reimpiegata nella produzione di altri pneumatici. 

http://ademontis.wix.com/tecnologieambientali#!trattamento-di-pneumatici/chpe

 

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