Firmiamo per salvare le rinnovabili

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L’associazione Azione Energia Solare promuove una raccolta di firme per chiedere al governo Renzi di ritirare il provvedimento che penalizza il fotovoltaico e stronca un settore che invece risultarebbe in espansione e con possibilità di lavoro e occupazione.

Redazione 

“Il Governo Renzi, prendendo a giustificazione l'obiettivo di abbassare il costo dell’energia per le PMI, ha varato una nuova azione dannosa e retroattiva ai danni del fotovoltaico – spiegano i portavoce dell’associazione Azione Energia Solare - Parliamo del cosiddetto “spalma incentivi” che porterà al fallimento numerose aziende e provocherà il licenziamento di migliaia di lavoratori, prevalentemente giovani e prevalentemente nelle regioni meridionali.
Le rinnovabili hanno prodotto un'importante diminuzione dei costi dell'energia sul mercato libero ed il governo Renzi, avrebbe potuto ottenere il risultato che dice di voler perseguire facendo trasferire parte di questa diminuzione agli utenti.
Invece ha preferito lasciar lucrare gli speculatori del mercato energetico, (che guarda caso sono gli stessi che finanziano generosamente le fondazioni e gli eventi dei partiti) penalizzando chi invece l'energia pulita la produce veramente.
Oltre a questo ha infranto contratti firmati e registrati facendo perdere ogni credibilità all'Italia agli occhi di quegli investitori esteri che continuamente asserisce di voler incentivare. Occorre che questa vergogna venga ritirata o non convertita per salvare un settore industriale già pesantemente penalizzato e cercare di restituire un minimo di credibilità nazionale ed internazionale al nostro disastrato paese”.
Mandiamo un tweet a @matteorenzi con hashtag #FotovoltaicoLibero
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Anche Legambiente stigmatizza la scelta del governo. "Perché il Governo del grande cambiamento ha deciso di intraprendere una guerra contro il solare?" Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente si rivolge al Premier Renzi. "E' lecito chiederselo alla luce delle azioni condotte dal Governo con l'approvazione il 24 Giugno di un Decreto Legge che incide in modo retroattivo sugli investimenti realizzati dalle imprese  e per come si è scelto di premiare le fonti fossili ai danni proprio del solare", dichiara Zanchini, riferendosi ai contenuti del Decreto Legge 91/2014.
Secondo Legambiente, che ha analizzato a fondo il Decreto, sono molti infatti, gli indizi che proverebbero questo attacco alle rinnovabili: il primo riguarda il tema più dibattuto in queste settimane, ossia lo "spalma-incentivi" obbligatorio, che riguarda gli impianti fotovoltaici in produzione intervenendo in modo retroattivo sulle tariffe, con rischio di incostituzionalità, che darebbe un messaggio nettamente negativo agli investitori.
Altro esempio, forse addirittura più grave perché riguarda il futuro degli investimenti nel solare e dimostra la capacità di pressione che le lobby delle fonti fossili esercitano nei confronti del Governo, è quello per cui si prevede di introdurre una tassa per le reti private (Seu, Riu) e per l'autoproduzione di elettricità, ossia per la parte di energia prodotta che gli impianti non scambiano con la rete.
Questa tassa sarà pari al 5% per le Seu e le Riu esistenti, ossia quelle che riguardano centrali a olio, gas, raffinerie, fabbriche, mentre sarà più cara per il futuro, perché il Decreto prevede che potrà aumentare anche considerevolmente per tenere in equilibrio il sistema. Dunque proprio gli impianti solari e da rinnovabili  - che oggi possono trovare importanti prospettive di investimento con questi sistemi - si troveranno a pagare più degli impianti inquinanti. In pratica si avrebbe un condono per il passato inquinante e maggiori tasse e incertezze su un futuro pulito che potrebbe riguardare famiglie, condomini e piccole e medie imprese che vorranno utilizzare il proprio tetto per prodursi energia dal sole.
Altro esempio dell'indubbia attenzione del Governo nei confronti delle fonti fossili è la scomparsa dal provvedimento di alcuni tagli ai sussidi alle fonti fossili su cui lo stesso Ministro Guidi aveva annunciato di voler intervenire: è sparito infatti lo stop ai sussidi per le centrali a olio combustibile come pure un intervento promesso sui famigerati incentivi Cip6, che ne avrebbe ridotto l'impatto in bolletta, ossia quello di riforma della componente costo evitato di combustibile (Cec). Completamente assente poi, una qualsiasi spinta nella direzione dell'autoproduzione da fonti rinnovabili, che ha evidentemente i suoi principali oppositori proprio nel Ministero dello Sviluppo economico e nell'Autorità per l'energia.
"Perché non si tolgono i limiti allo scambio sul posto per l'energia prodotta da fonti rinnovabili? Perché il Governo non interviene sull'Authority che continua a rinviare la nuova normativa sui Riu che servirebbe alle imprese piccole e medie che vogliono investire nelle fonti rinnovabili? Se l'obiettivo del Decreto è davvero di ridurre la spesa energetica delle imprese italiane - conclude Zanchini - è proprio in questa direzione, che tiene assieme efficienza e fonti rinnovabili, che si può guardare per ottenere risultati concreti. Ci appelliamo al Parlamento perché riscriva questa parte del Decreto nell'interesse dell'Italia, dei suoi cittadini e delle sue imprese. La sola strada in grado di dare risposta ai problemi di sicurezza degli approvvigionamenti, di riduzione della spesa energetica e delle emissioni di gas serra passa per la riduzione dei consumi e delle importazioni di fonti fossili e dunque per efficienza e fonti rinnovabili".
«Quelli che ci giungono dal governo Renzi non sono buoni segnali» dichiara Andrea Purgatori, alla sua prima uscita pubblica come presidente di Greenpeace Italia. «Tra pochi giorni comincia il semestre di presidenza italiano in Europa: rischiamo ancora una volta che il nostro Paese giochi una partita di retroguardia quando l’Italia e l’Europa hanno bisogno di investire su rinnovabili ed efficienza energetica. Si tratta di settori in cui abbiamo un ottimo posizionamento strategico e non ha senso che sia proprio l’Italia a rallentare questo processo».

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